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Francesco Nardi © 2002-2011
"South Street" tecnica mista cm 100x120
Opera selezionata al V Concorso di Pittura "Cittò di Fondi"
presidente della Commissione: Maurizio Calvesi
Commento all'opera:
Di impronta materica, il testo si spende tra spirito di geometria, che taglia in setti e
colora il piano della rappresentazione, e torti avvolgimenti del caos, che disegnano
un reticolo come di glomeruli, di graffitismi quasi di stile etnico. Il corpo della città
esprime così la sua dialettica vitale: un aerofotogramma per concorso di idioletti e
socioletti, per compenetrazione astratta di pulsioni desideranti e di perimetrazioni
ordinate dello spazio.
Marcello Carlino
CRITICA di Marcello Carlino
Che sin dalle sue lontane origini, essendone una chiarissima manifestazione, e una rivelazione gravida di
sviluppi, giusto quel ramo d’esperienze legato al gruppo del “Blaue Reiter” – l’espressionismo abbia voluto
o, per meglio dire, abbia sentito l’insopprimibile necessità di recare in evidenza le inquiete tensioni del
soggetto – con i suoi desideri, i suoi recessi nascosti, la sua ansia di liberazione in un altrove – al punto
come di soffrire come una costrizione la trama figurativa e la tematicizzazione iconica della pittura: questo
è noto, reso certo da una infinità di prove. Così come è certo che l’espressionismo astratto in area
americana si pone, trascorsi alcuni decenni, lungo la stessa linea che congiunge la prima alla seconda
avanguardia, tutte attraversandole nel segno di una action paintig dove dovrebbe trovar sito l’autenticità del
gesto, non ancora condizionato ed anzi tutt’affatto renitente al principio di realtà il quale regola su di una
sola dimensione la civiltà che abitiamo.
In un territorio con queste coordinate
culturali e di poetica – un territorio che
è di sperimentazione e di ricerca e
richiede l’impiego di tecniche e di
materiali alternativi – ha preso corpo e
prosegue con coerenza, ormai da anni,
il lavoro pittorico di Francesco Nardi.
La matericità dei cartoni o dei sacchi,
coi quali, in linea con le scelte di un’arte
“povera”, si provvede ad un riuso del
quotidiano e dei suoi oggetti e si
abbattono i privilegi di norma assegnati
alla produzione estetica come spazio
separato e altro e dunque di per sé
sacrale, mentre s i rinnova la pratica
protoavanguardistica del collage: la
stessa densità cromatica, che suppone
tanto l’accanimento ossessivamente
nihilistico e provocatoriamente anico-
nico della mano sulla tela, quanto la
leggerezza senza scopo del gioco, la più profonda delle umane attività dello spirito; i colori tendenzialmente
primari come segnatamente presso i fauves e comunque, con una certa frequenza, di” tonalità pastello”,
sintomo di un bisogno di naturalità e di immediatezza con l’azione pittorica è chiamata a garantire e
preservare, la perdita di un centro di organizzazione spaziale talché la delocalizzazione travolge ogni
ordinata sequenza temporale ricavabile dal flusso delle immagini e accentua la distanza dalle
rappresentazioni che usualmente operiamo del reale e alle quali affidiamo la certificazione della sua
oggettività: queste le fenomenologie di massima, queste le costanze maggiori della pittura di Francesco
Nardi che muove pendolarmente, come da sempre accade nell’espressionismo, e nei suoi dintorni, tra caos
e geometria: ed ecco il disordine espressivo specchiato nel contrario della pittura seriale, o –
emblematicamente – il ricciolo, la scheggia, il frammento, il surplus di colore a cui corrispondere la linea in
fasci paralleli oppure chiusa in forme romboidali. E che, esplorando il caos come luogo primigenio e
cercando di venirne a capo col riordinarlo geometricamente, si tende e si spende in un viaggio che
inavvertitamente, senza soluzioni di continuità, muta direzione: ed ecco la dinamica centrifuga e centripeda
che batte il ritmo alternato di queste opere, volgendone la scena perennemente ora verso un punto non
determinabile che sta fuori, al di la e al di sopra, come spazio senza limiti del cosmo, ora come un punto
che ne sta dentro, forse nello spazio anch’esso senza limiti dell’interiorità dell’io.
A mostrarsi con foga battente, persino con ostinazione, nei lavoro di Francesco Nardi è il viaggio di ricerca
e di conoscenza, perciò; e qui sta la loro forza o quel senso di necessità che manifestano a prima vista; e
qui sta insomma, a me sembra, la loro verità.
Marcello Carlino
PSICOANALISI ED ARTE di Fernando Ferrauti
Tecnica della creatività così potrebbe, ad un primo livello, essere definita l’arte della pittura ed ancora, con
definizioni sempre più stratificate, rappresentazione del bisogno, affermazione del Sé, proiezione
dell’inconscio, fino alla abreazione dei contenuti onirici e fantasmatici.
La tecnica pone le regole ed afferma la rappresentazione, la necessità della tecnica è insita
filogeneticamente in ciascun essere vivente, nella vita dell’arte il riconoscimento della tecnica assume
caratteristiche di importanza inconfutabile in quanto, essendo la vita stessa basata su un principio dialettico
di forze contrapposte la mancanza di tecnica equivale alla confusione ed alla morte. La creatività senza
regole dunque è sinonimo di illusione, così come è illusione il concetto di vittoria senza quello di sconfitta o
la possibilità di definire una cosa senza il suo opposto.
I linguaggi, e l’arte è fra questi, espressione simbolica di contenuti affettivi, hanno da sempre avuto la
funzione di mettere in relazione topologica due mondi, uno interno ed uno esterno con l’intento di mettere
uno dentro l’altro.
I linguaggi formano un discorso umano,
indipendente dalla modalità espressiva, con
un doppio statuto, lessicale-operativo e
affettivo coinemico. Il primo si basa sull’arbi-
trarietà del segno, il secondo si rifà alla
struttura dell’inconscio ed è soggetto al
codice affettivo. In questo senso il rapporto
tra significante e significato dipende da una
contiguità abitudinaria appresa, la tecnica
che è codice di organizzazione e struttura di
funzionamento.
Il linguaggio artistico trasforma la presenza
in rappresentazione, attraverso un processo
singolarissimo collocabile in una zona
intermedia tra immaginario e reale, a metà
strada tra principio di piacere e principio di
realtà in quanto l’esame di realtà, che
permette di collocare l’esperienza nell’uno o
nell’altro dei due principi non è negato ma semplicemente lasciato sospeso.
Il passaggio da un mondo ad un altro mondo è dato da quell’equilibrio dinamico che in altri termini può
essere espresso come armonia tra forma e contenuto, tra discorso manifesto e significato latente, tra
inconscio e conscio, tra principio del piacere e principio di realtà, linguaggio ed anti-linguaggio, secondo
uno statuto doppio, metonimico e metaforico.
Il linguaggio della notte ed il linguaggio del giorno trovano nell’espressione artistica una traduzione, in essa
l’uno e l’altro sono compresi in una interazione perfetta che consente il processo di simbolizzazione,
trasformando la presenza in rappresentazione, in questo senso l’opera d’arte è a metà tra immaginario e
reale.
L’opera d’arte è un oggetto concreto vestito con abiti fantastici, è una cosa reale che contiene in sé anche
l’irreale ed è in questo alternarsi che la tecnica si rivela come fattore determinante.
Tale transizione si presenta come terreno favorevole perché vi trovi posto l’arte della pittura, in quel posto
la simbolizzazione secondaria, il significante, deve insieme rivelare e tenere nascosto ciò che viene rivelato
e rappresentato dalla simbolizzazione primaria, il significato.
Se la civiltà impone continue rinunce alla soddisfazione delle pulsioni, secondo il principio di realtà, l’arte
fornisce un’area di rivincita della fantasia, secondo il principio del piacere.
Arte come contrapposta alla vita, arte come frutto del recupero delle forze inconsce e rimosse e, attraverso
la sublimazione, espresse in comunicazione tecnica.
La pulsione psichica una volta entrata nel contesto del quadro acquista senso in base al fatto che non parla
più in funzione di se stessa ma viene parlata dalla sintassi del significante, rappresentata dai contenuti
percettivi.
La psicoanalisi riconosce all’arte una attività che si propone di temperare desideri irrisolti, in primo luogo
nell’artista creatore ed in seguito nel fruitore, sviluppando tensioni magiche come sorta di avvertimento alla
liberazione.
Psicoanalisi della liberazione ed arte della liberazione rappresentano un tutt’uno in grado di sviluppare le
tensioni ed i carichi energetici vitali di ogni esistenza terrena. L’energia del cosmo è in fondo il prodotto di
una arte primigenia e madre. Come solo una vita d’arte può dare.
Fernando Ferrauti