Sito Promozionale di Cultura del Basso Lazio dell' Associazione onlus PRETA Via Sotto le mura snc - 03041 Alvito (FR) p.i. 02194120602 Francesco Nardi © 2002-2011 "South Street" tecnica mista cm 100x120 Opera selezionata  al V Concorso di Pittura "Cittò di Fondi" presidente della Commissione: Maurizio Calvesi Commento all'opera: Di impronta materica, il testo si spende tra spirito di geometria, che taglia in setti e colora il piano della rappresentazione, e torti avvolgimenti del caos, che disegnano un reticolo come di glomeruli, di graffitismi quasi di stile etnico. Il corpo della città esprime così la sua dialettica vitale: un aerofotogramma per concorso di idioletti e socioletti, per compenetrazione astratta di pulsioni desi­deranti e di perimetrazioni ordinate dello spazio.                                                                                                                                                              Marcello Carlino CRITICA di Marcello Carlino Che sin dalle sue lontane origini, essendone una chiarissima manifestazione, e una rivelazione gravida di  sviluppi, giusto quel ramo d’esperienze legato al gruppo del “Blaue Reiter” – l’espressionismo abbia voluto  o, per meglio dire, abbia sentito l’insopprimibile necessità di recare in evidenza le inquiete tensioni del  soggetto – con i suoi desideri, i suoi recessi nascosti, la sua ansia di liberazione in un altrove – al punto  come di soffrire come una costrizione la trama figurativa e la tematicizzazione iconica della pittura: questo  è noto, reso certo da una infinità di prove. Così come è certo che l’espressionismo astratto in area  americana si pone, trascorsi alcuni decenni, lungo la stessa linea che congiunge la prima alla seconda  avanguardia, tutte attraversandole nel segno di una action paintig dove dovrebbe trovar sito l’autenticità del  gesto, non ancora condizionato ed anzi tutt’affatto renitente al principio di realtà il quale regola su di una  sola dimensione la civiltà che abitiamo.   In un territorio con queste coordinate  culturali e di poetica – un territorio che  è di sperimentazione e di ricerca e  richiede l’impiego di tecniche e di  materiali alternativi – ha preso corpo e  prosegue con coerenza, ormai da anni,  il lavoro pittorico di Francesco Nardi.  La matericità dei cartoni o dei sacchi,  coi quali, in linea con le scelte di un’arte  “povera”, si provvede ad un riuso del  quotidiano e dei suoi oggetti e si  abbattono i privilegi di norma assegnati  alla produzione estetica come spazio  separato e altro e dunque di per sé  sacrale, mentre s i rinnova la pratica  protoavanguardistica del collage: la  stessa densità cromatica, che suppone  tanto l’accanimento ossessivamente  nihilistico e provocatoriamente anico-  nico della mano sulla tela, quanto la  leggerezza senza scopo del gioco, la più profonda delle umane attività dello spirito; i colori tendenzialmente   primari come segnatamente presso i fauves e comunque, con una certa frequenza, di” tonalità pastello”,  sintomo di un bisogno di naturalità e di immediatezza con l’azione pittorica è chiamata a garantire e  preservare, la perdita di un centro di  organizzazione spaziale talché la delocalizzazione travolge ogni  ordinata sequenza temporale ricavabile dal flusso delle immagini e accentua la distanza dalle  rappresentazioni che usualmente operiamo del reale e alle quali affidiamo la certificazione della sua  oggettività: queste le fenomenologie di massima, queste le costanze maggiori della pittura di Francesco  Nardi che muove pendolarmente, come da sempre accade nell’espressionismo, e nei suoi dintorni, tra caos  e geometria: ed ecco il disordine espressivo specchiato nel contrario della pittura seriale, o –  emblematicamente – il ricciolo, la scheggia, il frammento, il surplus di colore a cui corrispondere la linea in  fasci paralleli oppure chiusa in forme romboidali. E che, esplorando il caos come luogo primigenio e  cercando di venirne a capo col riordinarlo geometricamente, si tende e si spende in un viaggio che  inavvertitamente, senza soluzioni di continuità, muta direzione: ed ecco la dinamica centrifuga e centripeda  che batte il ritmo alternato di queste opere, volgendone la scena perennemente ora verso un punto non  determinabile che sta fuori, al di la e al di sopra, come spazio senza limiti del cosmo, ora come un punto  che ne sta dentro, forse nello spazio anch’esso senza limiti dell’interiorità dell’io.  A mostrarsi con foga battente, persino con ostinazione, nei lavoro di Francesco Nardi è il viaggio di ricerca  e di conoscenza, perciò; e qui sta la loro forza o quel senso di necessità che manifestano a prima vista; e  qui sta insomma, a me sembra, la loro verità.                                                                                                    Marcello Carlino PSICOANALISI ED ARTE di Fernando Ferrauti Tecnica della creatività così potrebbe, ad un primo livello, essere definita l’arte della pittura ed ancora, con  definizioni sempre più stratificate, rappresentazione del bisogno, affermazione del Sé, proiezione  dell’inconscio, fino alla abreazione dei contenuti onirici e fantasmatici.  La tecnica pone le regole ed afferma la rappresentazione, la necessità della tecnica è insita  filogeneticamente in ciascun essere vivente, nella vita dell’arte il riconoscimento della tecnica assume  caratteristiche di importanza inconfutabile in quanto, essendo la vita stessa basata su un principio dialettico  di forze contrapposte la mancanza di tecnica equivale alla confusione ed alla morte. La creatività senza  regole dunque è sinonimo di illusione, così come è illusione il concetto di vittoria senza quello di sconfitta o  la possibilità di definire una cosa senza il suo opposto.      I linguaggi, e l’arte è fra questi, espressione simbolica di contenuti affettivi, hanno da sempre avuto la  funzione di mettere in relazione topologica due mondi, uno interno ed uno esterno con l’intento di mettere  uno dentro l’altro.  I linguaggi formano un discorso umano,  indipendente dalla modalità espressiva, con  un doppio statuto, lessicale-operativo e  affettivo coinemico. Il primo si basa sull’arbi-  trarietà del segno, il secondo si rifà alla  struttura dell’inconscio ed è soggetto al  codice affettivo. In questo senso il rapporto  tra significante e significato dipende da una  contiguità abitudinaria appresa, la tecnica  che è codice di organizzazione e struttura di  funzionamento.  Il linguaggio artistico trasforma la presenza  in rappresentazione, attraverso un processo  singolarissimo collocabile in una zona  intermedia tra immaginario e reale, a metà  strada tra principio di piacere e principio di  realtà in quanto l’esame di realtà, che  permette di collocare l’esperienza nell’uno o  nell’altro dei due principi non è negato ma semplicemente lasciato sospeso.  Il passaggio da un mondo ad un altro mondo è dato da quell’equilibrio dinamico che in altri termini può  essere espresso come armonia tra forma e contenuto, tra discorso manifesto e significato latente, tra  inconscio e conscio, tra principio del piacere e principio di realtà, linguaggio ed anti-linguaggio, secondo  uno statuto doppio, metonimico e metaforico.  Il linguaggio della notte ed il linguaggio del giorno trovano nell’espressione artistica una traduzione, in essa  l’uno e l’altro sono compresi in una interazione perfetta che consente il processo di simbolizzazione,  trasformando la presenza in rappresentazione, in questo senso l’opera d’arte è a metà tra immaginario e  reale.  L’opera d’arte è un oggetto concreto vestito con abiti fantastici, è una cosa reale che contiene in sé anche  l’irreale ed è in questo alternarsi che la tecnica si rivela come fattore determinante.  Tale transizione si presenta come terreno favorevole perché vi trovi posto l’arte della pittura, in quel posto  la simbolizzazione secondaria, il significante, deve insieme rivelare e tenere nascosto ciò che viene rivelato  e rappresentato dalla simbolizzazione primaria, il significato.  Se la civiltà impone continue rinunce alla soddisfazione delle pulsioni, secondo il principio di realtà, l’arte  fornisce un’area di rivincita della fantasia, secondo il principio del piacere.  Arte come contrapposta alla vita, arte come frutto del recupero delle forze inconsce e rimosse e, attraverso  la sublimazione, espresse in comunicazione tecnica. La pulsione psichica una volta entrata nel contesto del quadro acquista senso in base al fatto che non parla  più in funzione di se stessa ma viene parlata dalla sintassi del significante, rappresentata dai contenuti  percettivi.  La psicoanalisi riconosce all’arte una attività che si propone di temperare desideri irrisolti, in primo luogo  nell’artista creatore ed in seguito nel fruitore, sviluppando tensioni magiche come sorta di avvertimento alla  liberazione.  Psicoanalisi della liberazione ed arte della liberazione rappresentano un tutt’uno in grado di sviluppare le  tensioni ed i carichi energetici vitali di ogni esistenza terrena. L’energia del cosmo è in fondo il prodotto di  una arte primigenia e madre. Come solo una vita d’arte può dare.      Fernando Ferrauti